In Giappone bonsai, uomo e Dio sono strettamente correlati.
Questo modo di pensare si rifà alla filosofia zen in cui la spiritualità si esprime utilizzando mezzi estetici minimali. In tal senso l’intervento dell’uomo sul bonsai è da intendersi come il tentativo di catturare la forza della natura di alberi secolari per racchiuderla in piccole piante, mantenendo la bellezza naturale.
Il bonsai per gli orientali è in sostanza esercizio spirituale, simbolo vivente dell’anima della persona che lo ha accudito.
Storicamente, la coltivazione bonsai è nota in occidente come emanazione della cultura giapponese. Le sue origini sono però da ricercare in Cina. Non esiste una documentazione precisa che permetta di ricostruire la storia del bonsai; vi sono, però, documenti tramandati sia dalla tradizione orale, sia frammenti scritti e pittorici che risalgono a centinaia di anni fa. Vi è una leggenda cinese, ad esempio, del periodo Han (206 a.C. – 220 d.C.), in cui si narra che un uomo era dotato del potere di miniaturizzare i paesaggi; in alcuni scritti è inoltre riportato che, durante la dinastia Tang (618-906 d.C.), bambù e pini venivano coltivati in vaso.
Il bonsai approda in Giappone nell’era Heian tra l’VIII e il XII secolo, sono i tempi in cui va diffondendosi il buddismo zen con i suoi principi di “naturalezza, semplicità, asimmetria e concentrazione sull’essenziale”, come ricerca di una profonda armonia tra uomo e natura. Nel XIV secolo i bonsai sono utilizzati come elementi di decoro per gli altari e nelle case principesche; più tardi entrano nelle abitazioni comuni come simboli religiosi, destinati alla venerazione e, pertanto, posti ad occupare il tokonoma, ossia il “centro” della casa giapponese.
In occidente tecnica e arte bonsai vengono scoperti solo verso la fine del XIX secolo, in un momento di rinnovato fervore per gli scambi commerciali con l’oriente. Nel 1889, all’esposizione universale di Parigi, il pubblico europeo può ammirare per la prima volta questi alberi in miniatura. Nel 1909 a Londra viene allestita una grande mostra bonsai, la prima di una lunga serie.
In America i primi esemplari giungono in seguito alla guerra nel Pacifico (1942-1945) e grande peso ha pure la massiccia immigrazione giapponese negli anni del dopoguerra. Il diffondersi e consolidarsi dell’interesse mondiale per i bonsai, soprattutto negli ultimi trent’anni, ha alimentato un fiorente mercato e prospettato all’antica arte orientale dimensioni completamente nuove. Oggi i bonsai vengono commercializzati su vasta scala, ma ciò nulla toglie all’amore e alla meticolosità con cui gli esemplari vengono coltivati. Il secolo scorso ha visto il bonsai assurgere a vero e proprio simbolo del Giappone, che resta il maggiore paese esportatore di questi piccoli alberi. In tutto il mondo si vanno moltiplicando i cultori di questa antica arte, veri e propri appassionati spesso organizzati in club e associazioni, allo scopo di promuovere e incentivare la diffusione e la conoscenza dei bonsai, cercando anche nuove strade, stili autoctoni, in sintonia con i principi più solidamente radicati nella cultura locale. Ed è, in fondo anche questo un modo per esplicare l’antico messaggio della filosofia Zen: aspirare, sempre e comunque, a ritrovare se stessi in un contatto concreto e immediato con la natura.